
13 ottobre 2011
09 ottobre 2011
Il "meglio" delle chiavi di ricerca di agosto 2011
giussani davangti alla morte: davangti...
zenobi luca latina. appropriazione indebita: vedi qui
lostprophets adesivo: ?
"altro caucaso": vedi qui e qui
"amy cancedda": chi è?
"studiare georgiano": vedi qui
all'inferno il diavolo è un eroe positivo.: vedi qui
bloggato mazzoni: no, Matteo
bomba che sta per esplodere: vedi qui e qui
bufale calcistiche: vedi qui
caltelmi: ma esiste?

cardin ruggero: vedi qui
carnefice exjug: volevi dire ex Jugoslavia?
claudia cotti zelati nata a roma: vedi qui
cosa ha fatto il pittore russo kolesnikov: non ne ho idea
foto storiche di ebbets: tipo quella degli operai che pranzano sul grattacielo in costruzione?
gazeta di parma gmg: vedi qui
giorgio greta: vedi qui
googleroba mia vientene via con me: Googleroba?
guglielmo ii° e il biviere di lentini: vedi qui
i pakistani sanno nuotare?: alcuni sì, alcuni no, penso...
igor matvienko und michalkow: nichts
in russia sta per scoppiare una revoluzione: dici?
inno di auguri: cioè?
irina zelenkova: vedi qui
le nuove forze armate russe: vedi qui
matteo mazzoni nicotra: sconosciuto
maurizio cheli astronauta: vedi qui
nikolaj kur'janovic: vedi qui
ol'ga fëdorovna berggol'c: vedi qui
osservatorio scandicci@yahoo.it: indirizzo inesistente
paxèstatoqui: vedi qui
pennichella: vedi qui
poesie per il battezzo dalla madrina e compare: ti esprimi bene...
pr-ufskn-rd.livejournal: vedi qui
rosoboronpostavka: vedi qui
rossano ranuzzi: vedi qui
saccarina sodica fa male: vedi qui
scarichi filmi gratis in italiano: io no, ma tanti lo fanno
sequenze oniriche: vedi qui
sfondi sex: qui non ci sono...
sleeping on a girder: vedi qui
sono una marionetta ia ia oh: vedi qui
toto russe hitler: ???
traduche significa aitana: come no
ubriachi che cantano we dooo: da ubriachi si canta un po' di tutto...
umarpašaev: vedi qui e qui
vasco: vedi qui, qui e qui
www.diovive.com: vedi qui
Un'analisi da spettatrice del "Giorno di Groznyj" (cioè di Ramzan Kadyrov)
| Quando è l'onomastico di Groznyj [1]… |
|
|
I grandi spettacoli di festa da Brežnev ai nostri giorni
| Ma quanto modesto, tuttavia, si è rivelato questo ragazzo – Ramzan Kadyrov. Per un improbabile concorso di circostanze il suo compleanno è coinciso con il compleanno di Groznyj (non dello zar Ioann Vasil'evič, chiamato dal popolo Groznyj per la crudeltà e la violenza dei modi [2]), la città che Ramzan Kadyrov trasforma secondo i piani in città-giardino. Per entrambi i festeggiati non è una data tonda, ma per il più giovane almeno è semi-tonda – ne ha compiuti 35. Mentre la più vecchia ne ha compiuti 193 – e in generale non è né carne né pesce. Al posto del capo della repubblica avrebbe indirizzato a se tali festeggiamenti – il mondo avrebbe tremato. Ma Kadyrov è modesto. Ha ordinato ai suoi boiari, senza perder tempo invano [3], di non auguragli buon compleanno e di non fargli regali in nessun caso. Sotto minaccia di licenziamento. Dopodiché nella città e in tutta la repubblica ha organizzato un banchetto per tutto il mondo [4], di cui hanno anche riferito per tutto il giorno 5 ottobre tutti i canali televisivi russi nei loro notiziari principali. Hanno fatto vedere le facce felici dei cittadini e degli abitanti degli altri centri abitati della Repubblica Cecena, che in occasione del Giorno della Città hanno avuto una giornata libera fuori programma. Hanno mostrato i fantastici mutamenti avvenuti a Groznyj in qualche anno. Hanno ammirato il centro per gli affari appena eretto, "Groznyj-city", all'inaugurazione del quale sono giunte le stelle di fama mondiale Jean-Claude Van Damme e Vanessa Mae e anche gli idoli dei russi Sofija Rotaru [5], Sergej Bezrukov [6], Fëdor Bondarčuk [7] e Igor' Vernik [8]. E a sera il principale canale di Stato del paese Rossija-1 [9] ha trasmesso il "Grande concerto della festa", vedendo il quale lo stesso Jean-Michel Jarre [10] probabilmente si sarebbe mangiato le mani fino ai gomiti per l'invidia. Il quadro impressionava davvero – un mare di fuochi, grattacieli efficacemente ed elegantemente illuminati, su un enorme schermo, posto sulla scena, si alternavano immagini del benessere che ha coperto la Cecenia. In prima fila l'artefice dei festeggiamenti, soddisfatto e felice. Alla sua destra Aleksandr Chloponin [11], alla sua sinistra Van Damme. Per il discorso di saluto viene chiamato in scena Fëdor Bondarčuk. Emozionato da ciò che ha visto, ammette che QUALCOSA DEL GENERE [12] in Cecenia non c'era neanche sotto il potere sovietico. Il presidente della Repubblica Cecena Ramzan Kadyrov (Bondarčuk per qualche motivo ha fatto particolare insistenza sul suo nome – Ramzan), accorrendo velocemente in scena, ha nominato quelli grazie a cui la festa aveva luogo: l'Altissimo e la leadership dello stato. Beh, poi è arrivato il concerto stesso. Una giovane cantante cecena, guardando con adorazione a Ramzan, ha eseguito una sorta di inno in onore della Cecenia e del suo amato capo. In esso c'erano tali parole: "I frutti delle tue azioni non possiamo contare… In nome della fioritura della Cecenia… In nome del benessere del popolo… Ha posto la vita sull'altare della libertà". E il ritornello ripetuto molte volte: "Il centro del mondo è la mia Cecenia". Ma quando la Zykina [13] locale ha cominciato a cantare nella lingua nativa, il principale eroe della festa, senza trattenersi, si è gettato in scena e si è messo a ballare. Tutto il pubblico in un solo slancio si è alzato in piedi, si è messo a gridare e a battere le mani, rammentando il recente unico slancio dei delegati al congresso di "Russia Unita", che altrettanto entusiasticamente hanno salutato la buona novella del ritorno sui propri giri [14] di Vladimir Vladimirovič Putin. Il festeggiato Ramzan più di una volta è corso in scena con mazzi di fiori; Sofija Rotaru gli ha perfino sussurrato qualcosa di intimo all'orecchio e questi ha ridacchiato compiaciuto. E poi ha suonato Vanessa Mae. E poi su fili tesi sui grattacieli si sono arrampicati 42 acrobati aerei in tute bianche, che ricordavano le tute mimetiche della Grande Guerra Patriottica [15]. E ancora ha fortemente acceso gli animi l'ensemble statale di danza "Vainach" [16], già premiato con il titolo di cavaliere dell'Ordine di Kadyrov. La festa si è conclusa con fantasmagorici fuochi artificiali. Il vice presidente del governo Aleksandr Chloponin ha proposto di inserire questa festa nella lista degli avvenimenti di importanza nazionale. Ma questa ci è già inserita – quasi tutti i Giorni della Città sono trasmessi dalla principale televisione del paese! Gli anziani, per quanto si sforzino, non riescono a ricordare un così enorme festeggiamento, in tutto il paese, del Giorno di Kazan' [17] o del giorno di Ufa [18], per non parlare dei più modesti giorni di Pskov [19] o di Rjazan' [20]. Il giorno di Mosca di anno in anno è messo in onda da TV Centr [21], che si riceve in molte regioni della Russia, ma Mosca è comunque la capitale della nostra patria comune. Anche il 300° anniversario di Pietroburgo è stato festeggiato largamente, ma in primo luogo, la data era tonda, in secondo luogo, Pietroburgo è la capitale culturale della Russia e in terzo luogo, Piter [22] ha dato alla patria dei figli senza cui (come disse Nekrasov [23]) appassirebbe il terreno coltivato della vita. Così anche Groznyj, capitata tra i banchi di pagnottelle [24], diventa pian piano una delle principali città del paese e la Cecenia (vai sopra e guarda le parole della loro canzone) pure il centro del mondo. E la TV capta solo attentamente le nuove tendenze e non lesina il tempo in diretta per il loro rafforzamento e perché la popolazione del paese le faccia proprie. Tra l'altro, il "Grande concerto della festa" è stato messo al posto di "Istoričeskij process" [25], che tende i fili dal passato al presente. Un altro tema per questo talk show – i grandi spettacoli di dimensioni nazionali da Brežnev ai nostri giorni come simbolo di ereditarietà. L'ultimo spettacolo del genere, si ricorda, fu organizzato nel 1982, quando Leonid Il'ič [26], senza essere cosciente, visitò ufficialmente l'Azerbaijan. A dire il vero, il decrepito segretario generale già all'aeroporto sussurrò a Gejdar Aliev [27] che era stanco e sarebbe andato a dormire. Migliaia di persone precedentemente messe in fila e istruite cantarono e ballarono per lui, ma senza di lui. Poi egli guardò questo in televisione. Gli piacque. Il fantasma di Brežnev non si aggira invano per la Russia e per il suo spazio televisivo. E quel segretario generale non è cattivo come lo dipingevano prima. L'addetto stampa di Putin Dmitrij Peskov in un'intervista al canale televisivo Dožd' [28] ha dichiarato che in generale quelli che profetizzano la brežnevizzazione di Putin e del regime non sanno niente di Brežnev. Ma Brežnev per il nostro paese non è un segno "meno", ma un enorme "più". Anche nel programma "NTVšniki" [29] hanno ricordato Brežnev con parole quiete e non cattive – sotto di lui il paese, dice, ha avuto un consistente progresso economico. Il regista Pavel Lungin ha constatato: negli anni Zero la vita è migliorata. C'era salame a volontà. Non c'era praticamente censura. Ma allo stesso tempo per qualche motivo la vita era uno schifo. Nella sua intervista Dmitrij Peskov ha attribuito umori simili esclusivamente alla società moscovita, terribilmente lontana dal resto del popolo. Il "Grande concerto della festa" è una conferma di questo. Dov'è Mosca e dov'è Groznyj? Là la gente è felice. Da loro va Van Damme in persona. 06.10.2011, "Novaja gazeta", http://www.novayagazeta.ru/data/2011/112/28.html (traduzione e note di Matteo Mazzoni |
[1] Per "onomastico" si può intendere anche il compleanno. Qui, come in seguito, si gioca sull'omonimia tra Groznyj e il soprannome dello zar Ivan IV da noi chiamato Terribile (anche se groznyj significa più che altro "minaccioso"). La città nacque come fortezza Groznaja (Minacciosa), ma poi mutò genere perché "città" in russo è sostantivo maschile.
[2] Vedi nota 1. Ioann è la forma arcaica di Ivan (Giovanni). Il corsivo è mio.
[3] Citazione della Fiaba sullo zar Saltan di Aleksandr Sergeevič Puškin.
[4] In russo c'è una rima impossibile da rendere (pir na ves' mir). La festa è paragonata ai colossali banchetti imbanditi in onore degli eroi dell'epica popolare russa quando tornano dalle loro imprese.
[5] Sofija Michajlovna Evdokimenko-Rotaru, cantante pop e attrice.
[6] Sergej Vital'evič Bezrukov, attore teatrale e cinematografico.
[7] Fëdor Sergeevič Bondarčuk, attore, regista e personaggio televisivo.
[8] Igor' Ėmil'evič Vernik, attore teatrale e cinematografico, musicista, produttore e personaggio radio-televisivo.
[9] Russia-1.
[10] Per fare un po' di pulci si potrebbe dire che adesso Jarre usa ufficialmente i due nomi senza trattino...
[11] Aleksandr Gennad'evič Chloponin, rappresentante del presidente russo nel distretto federale del Caucaso del Nord.
[12] Qui e in seguito il rilievo grafico è nell'originale.
[13] Ljudmila Georgievna Zykina, la più importante cantante russa di canzoni popolari.
[14] "Tornare sui propri giri" è un'espressione riferita al vento nel libro biblico di Qoelet. Si usa come dire "tornare alle solite".
[15] Grande Guerra Patriottica è detta quella dei sovietici contro gli invasori nazifascisti.
[16] "Vainaco". I Vainachi sono il popolo caucasico da cui discendono Ceceni e Ingusci.
[17] Capitale del Tatarstan (Repubblica Autonoma dei Tatari), nella Russia centro-orientale.
[18] Capitale della Baschiria, nella Russia europea orientale.
[19] Città storica russa, ai confini con l'Estonia.
[20] Città della Russia centrale.
[21] "TV Centro", canale controllato dal comune di Mosca.
[22] Nome colloquiale di San Pietroburgo.
[23] Nikolaj Alekseevič Nekrasov, poeta russo del XIX secolo.
[24] Si parla delle pagnotte tipo brezel. Essere "come un grugno di porco tra i banchi di pagnotte" significa essere un intruso.
[25] "Processo storico", trasmissione in cui si trattano temi storici ponendoli in parallelo con il presente.
[26] Sottinteso: Brežnev.
[27] Gejdar Alievič Aliev, allora primo segretario del CC del Partito Comunista dell'Azerbaijan.
[28] "Pioggia", canale televisivo di "infotainment".
[29] "Gente di NTV". Talk show della ex tv privata (ora controllata da Gazprom) NTV.
02 ottobre 2011
30 settembre 2011
E se la scontata rielezione di Putin fosse semplicemente illegittima?
| Il terzo mandato di Putin non è del tutto legittimo |
|
|
Esso contraddice lo spirito della Costituzione e il principio di pluralismo politico sancito in essa
| Vorrei versare un cucchiaio di catrame giuridico nella botte di miele politico [1] presentato al congresso di "Russia Unita". Parafrasando Hegel, si può dire: non tutto il politicamente possibile è giuridicamente valido. Per qualche motivo si ritiene una cosa che si capisce da se che il terzo mandato di Vladimir Putin è assolutamente costituzionale nel caso che tra il secondo e il terzo periodo si ponga un "isolante" sotto forma di un mandato di Dmitrij Medvedev. Come se questo solo periodo intermedio cambiasse totalmente l'essenza politica e giuridica delle cose. Qui non è tutto così evidente. Effettivamente, tale impressione nasce subito dalla semplice lettura del comma 3 dell'articolo 81 della Costituzione della Federazione Russa: "La stessa persona non può rivestire la carica di presidente della Federazione Russa per più di due mandati consecutivamente". I sostenitori del terzo mandato trattano questa disposizione alla lettera, nel senso che se il terzo mandato non capitasse subito, allora sarebbe legale. Il problema è che la Costituzione russa, come qualsiasi altra legge, non ha solo una "lettera", ma anche uno "spirito". Tra l'altro in questo tandem di "lettera" e "spirito" delle leggi lo "spirito" ha il significato dominante. Beh, proprio come nel tandem Putin e Medvedev: non è importante chi è formalmente il capo, l'importante è chi è al timone… Se non fosse così, la professione dei giuristi non esisterebbe affatto – li sostituirebbero tutti delle macchine. Ma per ora è presto per mandare i giuristi nella pattumiera della storia, perché è indispensabile "dare un'interpretazione" di ogni disposizione della legge – tanto più di una disposizione della Costituzione –, cioè interpretarla a partire dal senso generale e dal contesto della legge stessa. Di per se la lettera della legge è cieca e impotente. L'uomo di legge colto potrà sempre rivoltare del tutto qualsiasi legge, se non sarà limitato nella sua interpretazione da qualche principio generale. Proprio per questo ogni regime autoritario ha la propria legittimità costituzionale "letterale" fatta in casa. Questa nasce grazie al fatto che delle disposizioni delle leggi costituzionali viene data un'interpretazione letterale, fuori dal loro contesto politico, culturale e storico. Dal punto di vista "letterale" praticamente non esistono limiti per rivestire a vita la carica di presidente della Federazione Russa. In questo caso è del tutto incomprensibile perché, per esempio, si parli del 2024 nel caso di Vladimir Putin. Dopo il 2024 qualcuno potrebbe di nuovo sostituirlo e allora questi continuerebbe a governare il paese fino al 2046 [2]. Certo, dopo il 2046 sarà più difficile ripetere questo, ma fino a 94 anni Vladimir Putin, come attivo sostenitore di uno stile di vita sano, potrebbe certo vivere. Già solo sulla base di questo esempio ci si può convincere che la lettura "letterale" della Costituzione in questo caso non funziona, in quanto ci porta alla tesi che una singola persona può svolgere la funzione di presidente a vita. Questo, tuttavia, contraddice il senso di questa norma costituzionale, che, evidentemente, fu introdotta come una qualche limitazione allo scopo direttamente opposto. Difficilmente il legislatore, introducendo questa norma nella Costituzione russa, aveva idea che la limitazione fosse la richiesta di inframmezzare la permanenza di una persona al potere con intervalli artificiali di un mandato. Se fosse stato così, questa norma sarebbe apparsa più appropriata da qualche parte nel Codice del Lavoro, nella sezione su "tempo di lavoro e tempo di riposo" del presidente… Se è così, allora è indispensabile comunque volgersi allo "spirito della Costituzione". Ed ecco che qui comincia la cosa più interessante. Più domande di tutto alla lettura del testo della Legge Fondamentale suscita la parola "consecutivamente" [3]. Cosa e a quali condizioni si può considerare un periodo ininterrotto di permanenza al potere e cos'è prova di "soluzione di continuità"? I sostenitori dell'approccio formale, letterale affermano che "consecutivamente" significhi semplicemente due mandati, determinati dalla legge, uno dopo l'altro. Io suppongo che "consecutivamente" significhi qualcosa di più – più di due periodi di fattiva permanenza al potere della stessa persona o di un gruppo di persone che questa rappresenta, se la trasmissione del potere non è stata compiuta sulla base del principio di concorrenza. E' evidente che la limitazione della permanenza alla carica di presidente della Federazione Russa a due mandati consecutivi, stabilita dal punto 3 dell'articolo 81 della Costituzione della Federazione Russa, non sia comparsa da se, ma sia lo sviluppo di alcuni principi formulati nei fondamentali capi 1 e 2 della Costituzione russa. Concretamente queste limitazioni sono "legate" al comma 3 dell'articolo 13 della Costituzione della Federazione Russa, in cui è formulato il principio del pluralismo politico: "Nella Federazione Russa si riconosce la multiformità politica, il multipartitismo". La multiformità politica, o pluralismo, è fondata sul riconoscimento della concorrenza politica come regolatrice della vita politica della società tanto importante quanto la concorrenza economica lo è per la vita economica. In tal modo le disposizioni del punto 3 dell'articolo 81 della Costituzione della Federazione Russa sulla limitazione della permanenza alla carica di presidente della Federazione Russa a due mandati "consecutivi" devono essere trattate nel contesto della realizzazione pratica del principio del pluralismo politico fissato al punto 3 dell'articolo 13 della Costituzione della Federazione Russa. Cioè "consecutivamente" è il periodo di permanenza al potere che è limitato non tanto da mandati formali, quanto dall'assenza di concorrenza politica. Dal punto di vista della "lettera" della Costituzione le limitazioni si estendono solo a un numero n di anni. Dal punto di vista dello "spirito" della Costituzione queste limitazioni sono significativamente più ampie – si estendono anche a quei casi in cui una persona lascia formalmente il potere per poi tornarci di propria iniziativa, evitando la reale lotta politica, cioè la reale concorrenza e ledendo con ciò il pluralismo politico come principio base sancito nella Costituzione. Se la decisione di Vladimir Putin sarà non solo annunciata, ma anche formalizzata come decisione di proporsi come candidato del partito al governo alle elezioni del presidente della Federazione Russa del 2012, questa potrebbe certamente diventare oggetto di molte istanze giuridiche. In questa situazione proprio la questione della presenza o dell'assenza di una reale concorrenza politica deve diventare il principale oggetto di prova. Perché se sarà stabilito che dopo il secondo mandato il potere è passato da Putin a Medvedev senza una reale lotta politica tra loro, come una sorta di cessione politica, cioè il cedimento di un diritto, ciò sarà un serio argomento per assegnare il mandato di Medvedev a Putin in qualità di suo terzo mandato. In questa luce le audaci dichiarazioni del tandem sul fatto che già nel 2007 si fossero accordati tra loro su tutto, indipendentemente dal fatto che siano vere o no, appaiono come una testimonianza contro se stessi, perché indicano una sorta di complotto anticostituzionale e una mancanza di buone intenzioni. Penso che in futuro ai partecipanti al tandem toccherà smentire queste dichiarazioni per evitare conseguenze giuridiche negative. Nell'esaminare le possibili dichiarazioni i tribunali si troveranno in una posizione molto scomoda: dovranno fare la scelta non facile tra il riconoscimento di legittimità al trattamento "letterale" del tutto assurdo delle disposizioni della Costituzione della Federazione Russa e la loro unica interpretazione possibile, ma politicamente eretica, a partire dai principi riconosciuti da tutti del pluralismo e della concorrenza politica. In una posizione estremamente difficile si troverà anche la Corte Costituzionale della Federazione Russa, se qualcuno dei soggetti che ne hanno diritto invierà la corrispondente richiesta di dare un'interpretazione a questa norma costituzionale. Inoltre contro le decisioni dei tribunali russi, la cui scelta in favore di un'interpretazione formale e letterale è facile da prevedere, a partire dalle loro posizioni dipendenti dal potere esecutivo, sarà fatto appello alla Corte Europea per i Diritti dell'Uomo, la cui decisione è molto meno evidente. Tutto ciò creerà un determinato alone di "illegittimità" del terzo mandato, che rimarrà sulla presidenza di Vladimir Putin per tutto l'ulteriore tempo di permanenza al potere. Tutto quanto scritto sopra è cosa sufficientemente evidente da un punto di vista specificamente giuridico, costituzionale e legale. Le tesi da me sostenute non sono univoche e sono del tutto discutibili. Indiscutibile è una cosa sola – questo è oggetto per un'ampia discussione in ambito giuridico. E il fatto che la nostra assai ampia e molto qualificata comunità legale e costituzionale non mostri alcun interesse per questo tema dice molto sulla difficile posizione in cui questa comunità si trova oggi in Russia. Vladimir Pastuchov, 29.09.2011, “Novaja gazeta”, http://www.novayagazeta.ru/data/2011/109/02.html (traduzione e note di Matteo Mazzoni |
[1] Nel linguaggio figurato russo è un po' di catrame e non di fiele a guastare molto miele.
[2] Qui l'autore pare considerare l'ipotesi che nei "periodi intermedi" il mandato presidenziale si allunghi di due anni (e in effetti sotto la presidenza Medvedev è passato da 4 a 6 anni). Conservando la durata attuale, il terzo "doppio mandato" di Putin finirebbe nel 2042.
[3] Uso questo pesante avverbio perché non si perda il concetto che tutto verte su una sola parola.
29 settembre 2011
Vita dura per chi vuole osservare le elezioni russe...
| Quelli che vanno a sinistra |
|
|
Perché gli osservatori internazionali non si muovono in formazione?
| Nel 1997 l'autore di queste righe, essendo presidente di una commissione elettorale di circondario alle elezioni dei deputati della Duma cittadina di Mosca, visitò i seggi elettorali insieme a una delegazione di osservatori internazionali proveniente dall'Italia. Giungendo in una scuola in cui i due seggi elettorali erano posti in due diverse ali dell'edificio, proposi agli italiani di andare a destra. Guardando con aria astuta, il capo disse: "Adesso certamente andremo a sinistra". Questa brutta abitudine degli osservatori internazionali di non andare dove gli dicono e di non guardare dove gli mostrano non piace affatto ai nostri organizzatori di elezioni. Ma se negli anni '90 tale abitudine non aveva conseguenze serie, adesso questa si manifesta nelle valutazioni che alcuni osservatori internazionali danno delle nostre elezioni, ferendo l'orgoglio nazionale dei Grandi Russi [1] del Cremlino. Effettivamente, potrebbe piacere la valutazione delle nostre elezioni che fecero nel 2003 l'assemblea parlamentare dell'OCSE e il Consiglio d'Europa: "Sono ingiuste e non corrispondono a molti obblighi assunti davanti all'OCSE e al Consiglio d'Europa e agli standard che si richiedono a elezioni democratiche"? Non c'è da stupirsi che prima delle successive elezioni federali del 2007 alcuni osservatori internazionali abbiano faticato tanto a lungo per ottenere gli inviti che alla fin fine si siano semplicemente rifiutati di partecipare all'osservazione. Allora la stragrande maggioranza degli osservatori rappresentava la CSI e il Gruppo di Shanghai. Questi osservatori arrivavano il giorno delle elezioni, giravano per seggi e ristoranti, visitavano l'esposizione della CIK [2] della Federazione Russa e scrivevano resoconti tipo: "Nonostante singole mancanze, le elezioni sono state corrette e democratiche". La conclusione degli osservatori del Consiglio d'Europa non meritava affatto di essere inserita nel sito. E' caratteristico che la massima insoddisfazione agli organizzatori delle nostre elezioni sia causata dall'Office for Democratic Institutions and Human Rights [3] (ODIHR) – l'organo dell'OCSE specializzato nell'osservazione delle elezioni. L'ODIHR, a differenza degli inviati della CSI e del Gruppo di Shanghai, intende inviarci i cosiddetti osservatori a lungo termine, che potrebbero valutare come procede la registrazione dei candidati, quanto obbiettivamente e spassionatamente i nostri mezzi di comunicazione di massa informino gli elettori e come le forze dell'ordine vigilino sulla correttezza della propaganda. L'ODIHR e l'OCSE nei loro rapporti non scrivono solo cosa vedono nei seggi elettorali, ma anche come valutano il grado di concorrenza politica, il grado di ingerenza dello stato nelle elezioni e il grado di par condicio dei partecipanti alle elezioni. In questo sta la grande differenza dagli osservatori del Gruppo di Shanghai. E i nostri organizzatori delle elezioni non sono affatto contrari all'osservazione internazionale, purché si svolga nell'ambito del turismo parlamentare e meglio di tutto – nel giorno delle elezioni. Lo scandalo delle osservazioni internazionali degli anni 2007-2008 precedette il peggioramento della situazione alle elezioni federali. Perciò la campagna per lo screditamento dell'osservazione internazionale qualificata, che non è cessata nel corso di tutto il periodo tra le elezioni e si è attivata ora, può essere il segno della scarsa qualità delle future elezioni. Gli sforzi dell'ex membro della CIK della Federazione Russa I. Borisov, che si allena da tempo a criticare l'"osservazione internazionale non obbiettiva", sono stati portati avanti quest'anno prima con l'articolo di aprile di A. Kozlovskij (capo della delegazione russa all'Assemblea Parlamentare dell'OCSE) "Come riformare "quelli che controllano la democrazia"", pubblicato sulla "Rossijskaja gazeta" [4], poi con le delucidazioni di maggio della CIK della Federazione Russa sul modo di operare degli osservatori internazionali. La suddetta disposizione della CIK, che ha travisato il senso giuridico del concetto di "organizzazione internazionale", ha subito cancellato dalla lista le organizzazioni non governative internazionali specializzate nelle elezioni (IFES, ENEMO, IRI, NDI, IDEA e altre). La disposizione ha presentato una lista di diritti e doveri degli osservatori internazionali (tra i diritti, per altro, non rientrano le foto e le riprese video). E infine ha rammentato a tutti la legge russa, che limita la cerchia di soggetti che hanno il diritto di invitare osservatori internazionali. Questi soggetti sono pochi: il presidente della Federazione Russa, il Consiglio della Federazione, la Duma di Stato e la stessa CIK. Dopo lunghe discussioni, non ancora terminate, tra la CIK e l'ODIHR, quest'ultima ha volontariamente ridotto la propria missione a 260 osservatori (nel 2003 ce ne furono 460). Tuttavia il signor Čurov [5] ha già espresso la propria opinione, secondo cui per la Russia anche questo è molto. Non di meno l'agenzia di stampa Regnum nell'articolo "informativo" "L'apartheid elettorale dell'ODIHR e i suoi agenti" valuta nel seguente modo l'operato di Čurov: "Perché il capo della CIK aiuta a organizzare una rivoluzione elettorale "colorata" in Russia?" Le principali recriminazioni espresse nei confronti degli osservatori dell'OCSE stanno nel fatto che questi userebbero un doppio standard. Questo si esprimerebbe nel numero disuguale di osservatori inviati in diversi paesi e anche nel fatto che, scoprendo violazioni in altri paesi, questi, nella maggior parte dei casi, approverebbero le elezioni in toto (a differenza di quelle russe). Poco tempo fa, per esempio, il nostro ministero degli Esteri si è lamentato perché, dopo aver notato molte mancanze nelle elezioni moldave, l'ODIHR le avrebbe riconosciute del tutto corrispondenti agli standard elettorali internazionali e riflettenti la volontà espressa dagli elettori. Ma accade proprio così: l'osservazione professionale delle elezioni permette di notare molte mancanze e valutare le elezioni nel loro completo svolgimento. I continui appelli alla creazione di qualche "regola comune di osservazione" (tanto internazionale quanto nazionale) nascondono il desiderio di liberarsi degli osservatori che non vogliono osservare solo ciò che gli viene mostrato. Perché hanno già osservato a sufficienza e sanno che nell'arte della creazione di multiformi riproduzioni di democrazia il nostro paese ha ottenuto grandi successi. Andrej Buzin, 27.09.2011, "Novaja gazeta", http://www.novayagazeta.ru/data/2011/108/12.html (traduzione e note di Matteo Mazzoni) |
[1] Quando Ucraina e Bielorussia erano ritenute regioni russe, i rispettivi abitanti venivano definiti Piccoli Russi e Russi Bianchi e i Russi erano chiamati Grandi Russi.
[2] Central'naja Izbiratel'naja Komissija (Commissione Elettorale Centrale).
[3] Ufficio per le Istituzioni Democratiche e i Diritti Umani.
[4] "Giornale russo", sorta di organo ufficiale del governo russo.
[5] Vladimir Evgen'evič Čurov, capo della CIK.
[6] "Voto", associazione per il controllo della correttezza delle elezioni.
26 settembre 2011
Parla la famiglia del kamikaze di Domodedovo
Fatima Evloeva: mio fratello non avrebbe potuto compiere l'atto terroristico di Domodedovo di propria volontà
25 settembre 2011, 23.59
La sorella di Magomed Evloev, che, secondo la versione degli inquirenti, si fece saltare in aria nell'aeroporto di Domodedovo il 24 gennaio, Fatima Evloeva, che ha trascorso quattro mesi in uno dei SIZO [1] di Mosca come sospettata di favoreggiamento nell'organizzazione dell'atto terroristico, è convinta che suo fratello non avrebbe commesso tale crimine di propria volontà.
Come riferì in precedenza "Kavkazskij uzel", l'8 febbraio il tribunale di Magas [2] in Inguscezia fece arrestare il fratello e la sorella di Magomed Evloev Achmed e Fatima e anche il 23enne abitante del villaggio di Ali-Jurt [3] e amico di Magomed Evloev Umar Aušev. Li arrestarono come complici dell'atto terroristico di Domodedovo e li accusarono sulla base di alcuni articoli pesanti del Codice Penale, tra cui "Terrorismo", "Banditismo" e "Uccisione di due o più persone".
La sorella di Evloev e Aušev furono rimessi in libertà il 19 maggio. Subito dopo il capo dell'Inguscezia Junus-Bek Evkurov promise di seguire personalmente il ritorno alla vita normale delle persone rimesse in libertà. Al momento gli organi inquirenti dell'Inguscezia hanno interrotto del tutto il procedimento di Fatima Evloeva e Umar Aušev.
Nel paese inguscio di Ali-Jurt, in cui vive la famiglia del presunto esecutore dell'atto terroristico di Domodedovo Magomed Evloev hanno accolto con gioia la notizia della riabilitazione di sua sorella e del suo compaesano.
"Non era come parlano di lui"
La 23enne Fatima Evloeva, sorella carnale di Magomed Evloev, ha trascorso quattro mesi nel carcere di custodia cautelare prima che gli inquirenti riconoscessero che non aveva preso parte alle attività criminali del fratello. Ora è tornata nel villaggio natale di Ali-Jurt e si è messa a lavorare.
Come la ragazza ha raccontato al corrispondente di "Kavkazskij uzel", nonostante i suoi timori nel SIZO si sono comportati bene con lei. "Quando io e Achmed fummo arrestati e portati a Mosca, ebbi molta paura, – racconta. – Ci avevano raccontato tanti orrori di ogni tipo, di come le persone vengono torturate e oltraggiate. Non temevo per me, ma per mio fratello – è ancora del tutto un bambino: al momento aveva solo 16 anni".
Tuttavia, a dire di Fatima, le sue paure non erano giustificate: sia gli inquirenti, sia gli agenti del SIZO si sono comportati correttamente con lei e suo fratello. "Quando raccontai le mie paure agli inquirenti, questi si misero a ridere: "Ora non è il '37: il fratello non risponde del fratello", – ricorda la ragazza.
La vicina di cella di Fatima si è comportata con lei "in modo materno". "Per molto tempo non le ho detto sulla base di quali articoli mi accusavano, temevo le sue reazioni, – racconta Fatima. – Ma quando me lo chiese direttamente, dissi: "Mio fratello si è fatto saltare in aria a Domodedovo". Fu scioccata. Ma perfino dopo questo si comportò con me come prima".
Tra l'altro Fatima Evloeva non crede ancora che suo fratello Magomed abbia potuto diventare un terrorista kamikaze di propria volontà. "Io e mio fratello, che era più giovane di me di due anni, eravamo molto sinceri l'uno con l'altro, – racconta. – Conoscevo tutti i suoi amici, tutta la sua cerchia: Magomed non era come ne parlano".
Finita la scuola, Magomed Evloev entrò in un istituto tecnico. In questo periodo fece sport – prese a fare allenamenti di judo e comparve una ragazza, con cui presto si sposò. "Niente preannunciava la disgrazia che stava arrivando, – continua Fatima. – Una volta sposatosi, Magomed prese a vedersi più di rado con i suoi amici. Non avevo il minimo motivo di mettermi a sospettare che stesse facendo qualcosa di brutto".
Quando fu riferito agli Evloev che un loro familiare aveva compiuto un atto terroristico, Fatima non credette a ciò che sentiva. "I miei fratelli erano molto buoni, – ricorda. – In casa avevamo molti gattini e papà aveva deciso di gettarli in strada. Achmed e Magomed lo pregarono piangendo di lasciarci i gattini".
Fatima ritiene che suo fratello sia andato a compiere l'atto terroristico "obbedendo alla cattiva volontà di qualcuno". "Sogno Magomed ogni notte, – racconta. – Voglio fargli molte domande, ma non mi dice niente: semplicemente mi accarezza e mi tranquillizza. Probabilmente la sua anima soffre".
"Sono rimasta con i debiti, ma senza mio figlio"
Anche Roza Evloeva, madre di Magomed Evloev, ritiene suo figlio una vittima, "come qualsiasi persona avrebbe potuto diventarlo". "Sono sicura che non l'avrebbe mai fatto di propria volontà: i miei figli non fanno del male neanche a un gattino", – dice.
I bambini Evloev, a loro dire, erano sotto l'attenta tutela dei propri genitori. "Chiedete a qualsiasi abitante del nostro villaggio – ognuno ve lo confermerà", – afferma la madre dei tre. Perciò la donna, a suo dire, "non avrebbe potuto neanche nel sogno più terribile" immaginarsi che suo figlio "potesse essere in qualche modo legato a persone che hanno deciso il suo destino e il destino delle persone del tutto innocenti che si trovavano a Domodedovo il 24 gennaio".
"Quel giorno Magomed mi disse che andava a Mosca in cerca di fortuna – avevamo grossi debiti, – ricorda Roza Evloeva. – Non l'ho più visto, restando alla fine con i debiti, ma senza mio figlio. Non auguro a nessuna madre di sperimentare tale dolore".
La madre di Magomed Evloev ha raccontato al corrispondente di "Kavkazskij uzel" del "comportamento corretto e giusto degli inquirenti e degli agenti di uno dei SIZO di Mosca" con i suoi figli Fatima e Achmed, arrestati come sospetti di favoreggiamento nella preparazione dell'atto terroristico. La donna è sicura che se le azioni investigative fossero state condotte in Inguscezia "non si sarebbe potuto contare su un simile comportamento".
"Con Fatima a Mosca si sono comportati molto bene e sono molto contenta che mio figlio minore Achmed si sia trovato proprio là, – dice Roza Evloeva. - Se fosse possibile dirlo a tutto il mondo, lo farei".
Il figlio 17enne di Roza Evloeva Achmed è sospettato di favoreggiamento nella preparazione dell'atto terroristico. "Accompagnò il fratello maggiore il giorno della sua partenza per Mosca", – spiega la madre degli Evloev.
A dire della donna, "come madre non ho recriminazioni da fare nei confronti degli organi [4]". "Abbiamo un cortile, abbiamo una casa. Hanno scavato tutto – non hanno trovato nulla. Ma da noi non avrebbe potuto esserci nulla, non l'avrei mai permesso", – dice.
Fatima Evloeva ha diritto al risarcimento dei danni morali e materiali in quanto completamente riabilitata, ma sua madre Roza Evloeva non vuole neanche pensarci. "Non abbiamo bisogno di alcun risarcimento, purché nessuno ci tocchi, purché viviamo in pace e il nostro ragazzo torni a casa", – ha notato la madre.
Evloeva è sicura che nei confronti di suo figlio minore Achmed gli inquirenti saranno "obbiettivi come nei confronti di Fatima".
Ricordiamo l'atto terroristico del 24 gennaio all'aeroporto moscovita di Domodedovo, dove hanno perso la vita 37 persone, fu il più letale atto terroristico negli aeroporti di tutto il mondo. Lo compì, come hanno stabilito gli inquirenti, un kamikaze – il 20enne abitante del villaggio di Ali-Jurt nel distretto di Nazran' in Inguscezia Magomed Evloev. L'organizzazione dell'atto terroristico fu rivendicata dal leader dei militanti del Caucaso del Nord Dokku Umarov.
Imputati per il caso dell'atto terroristico di Domodedovo sono: il leader (secondo la versione degli agenti delle strutture armate) dei gruppi clandestini armati del distretto Sunženskij [5] dell'Inguscezia Bašir Chamchoev, il fratello minore Achmed Evloev e anche i fratelli Islam e Ilez Jandiev. I casi dell'"ideologo dell'atto terroristico" Dokka [6] Umarov e del suo organizzatore (secondo gli inquirenti) Aslan Bjutukaev, che sono ricercati, sono stati messi a parte.
Nota della redazione: vedi anche le notizie "Nei confronti dei tre sospetti di complicità nell'esplosione a Domodedovo sono state formalizzate le accuse", "Un senatore russo ha accusato la Georgia di complicità nell'atto terroristico di Domodedovo", "Lo SK [7] annuncia la soluzione del caso dell'atto terroristico di Domodedovo", "Nelle città della Russia si sono svolte manifestazioni in memoria delle vittime dell'atto terroristico di Domodedovo", "Le autorità di Mosca hanno cominciato a pagare i risarcimenti alle vittime dell'atto terroristico di Domodedovo", "E' deceduto un altro ferito nell'atto terroristico di Domodedovo".
Аutrice: Elena Chrustalëva; fonte: corrispondente del "Kavkazskij uzel"
"Kavkazskij uzel", http://www.kavkaz-uzel.ru/articles/193110/ (traduzione e note di Matteo Mazzoni)
Note
[1] Sledstennyj IZOljator (Carcere di Custodia Cautelare).
[2] Nuova capitale dell'Inguscezia, costruita di sana pianta come una sorta di Brasilia caucasica.
[3] Villaggio dell'Inguscezia centrale.
[4] Così vengono chiamati in Russia gli organi del ministero degli Interni, cioè la polizia e i servizi segreti.
[5] Distretto dell'Inguscezia orientale.
[6] L'esatta grafia del suo nome è incerta e varia anche all'interno degli articoli che trattano di lui.
[7] Sledstvennyj Komitet (Comitato Inquirente).
Come sarà la Russia con la fine del reggente e il ritorno dello zar Vladimir?
| "Il tutore del posto"-2 |
|
|
Il ritorno di Vladimir Putin in ogni caso avvierà il meccanismo della crisi in Russia
| Nel luglio 2007, quando i piani di Vladimir Putin per il 2008 erano ancora ignoti, pubblicai sulla "Novaja gazeta" una colonna che si intitolava "Il tutore del posto". Supponevo che Vladimir Putin non avrebbe corso per un terzo mandato, avrebbe mandato avanti al suo posto un presidente fittizio, che avrebbe garantito che gli avrebbe restituito la poltrona quattro anni dopo. La funzione di questa persona sarebbe stata proprio conservare la poltrona a Vladmir Putin e restituirla integra e conservata. Sabato lo stesso Vladimir Putin ha confermato che ero nel giusto, notando che con Dmitrij Medvedev si erano messi d'accordo su tutto già qualche anno fa. Ciò in cui il piano di Vladimir Putin si è rivelato più ingegnoso e fine delle mie supposizioni è la tipologia del "tutore del posto". Dargli i tratti di una persona giovane, moderna, che pare intervenire per il rinnovamento e che con questo attira a se le élite antiputiniane è una fregatura di grande ingegno! Tra l'altro, penso, i principali mangiatori di questa ingegnosa lapša [1] dovevano essere, secondo l'idea degli autori, non tanto le élite antiputiniane all'interno del paese, quanto i leader dei paesi occidentali. Questi, come i loro elettori, non potevano non capire con il tempo che davanti a loro c'era un presidente fantoccio. Ma l'immagine liberale del sig. Medvedev giustificava anche ai loro occhi e agli occhi dei loro elettori il fatto essenzialmente brutto che questi – leader realmente eletti delle prime potenze – erano costretti a sedere al tavolo delle trattative non con il leader del paese, ma con un "tutore del posto". Il vero nucleo di tutta questa macchinazione con il "tutore del posto" non è, tra l'altro, quanto astutamente Vladimir Putin abbia mantenuto la promessa di non correre per un terzo mandato (a tutta evidenza, era stata fatta a Boris El'cin il 31 dicembre 1999) e allo stesso tempo non l'abbia mantenuta. La cosa principale di questa macchinazione è il profondissimo disprezzo espresso da Vladimir Putin per ciò che si chiama politica pubblica e per le istituzioni formali. Questo disprezzo è anche il simbolo della fede e il credo politico di Vladimir Putin e della sua cerchia, a cui, indubbiamente, appartiene anche Dmitrij Medvedev. Con la loro operazione brillantemente svolta hanno semplicemente spalmato e asciugato gelatina e moccio sulla faccia di tutti quelli che credono negli istituti formali e nella politica pubblica. Questo è stata solo un particolare round della discussione alta e di principio sui diversi tipi di comando e organizzazione della società. "Gli istituti sono una manfrina, la mafia è una forza!" Ecco cos'è stato dichiarato oggi al congresso di "Russia Unita" con ovazione entusiasta dei delegati. Cosa ci porterà il seguente round dell'alta discussione? Vedremo Dmitrij Anatol'evič, lasciando la via della presidenza liberale, passa alla via del premierato liberale. E' il suo nuovo-vecchio ruolo. Continuerà a modernizzare la Russia. I consiglieri possono iscriversi in fila. Sarà facile e piacevole. Cambieranno le lampadine. Il sistema politico-economico si muoverà con slancio verso l'ideale del regime cleptocratico. Gli economisti descrivono tale regime come una delle conseguenze della "maledizione delle risorse". Per i sostenitori di questa teoria sarà interessante. Vladimir Putin è destinato a passare il tempo che gli resta in politica lottando per il proprio potere. Il problema sta nel fatto che Vladimir Putin NON E' AMATO [2]. Non è amato sul serio e, pare, non è amato già quasi più da nessuno. E' destinato a una parte difficile e spiacevole della sua vita. Per il paese nel suo complesso, a quanto mi pare, si possono vedere due scenari di base. Nel primo - positivo (!) – i problemi economici cominciano a scuotere attivamente il sistema politico già nel prossimo futuro (anni 2012-2014). L'aspirazione a sostenere artificialmente la crescita economica e il livello di consumi porta le finanze pubbliche fortemente fuori dall'equilibrio. La crisi politica spezza il sistema putiniano. In questo scenario abbiamo una più o meno normale crisi economica e in seguito una crisi politica. Tali crisi non sono terribili, sono normali per lo sviluppo. Nello scenario negativo la situazione economica riesce a stabilizzarsi in una prospettiva a medio termine in uno stato peggiore, ma accettabile. Una qualche crisi nella periferia (evidentemente, di nuovo nel Caucaso) permette a Vladimir Putin di dimostrare di nuovo la propria "necessità" (e chi altro di loro è pronto a dare l'ordine di compiere un blitz in una scuola, per esempio?). In questo caso, a mio parere, la probabile crisi si sposterà alla fine del decennio, ma sarà una crisi non economica e politica, bensì una crisi di sistema. Una crisi di sistema è qualcosa tipo quello che osservammo negli anni 1989-1991. Quando i sistemi di comando cominciano a crollare contemporaneamente a tutti i livelli, tutte le strutture di potere risultano illegittime agli occhi della popolazione. E verrà colpito, di conseguenza, il concetto stesso di stato. Paradossalmente (fantastichiamo) proprio questo indubbiamente spiacevole scenario può portare all'ennesimo rinascimento del concetto di stato russo (forse in una qualche forma confederata), che aprirebbe prospettive inattese nei decenni seguenti. In un modo o nell'altro, lasciando perdere fantasie a lungo termine, si può dire che il ritorno di Vladimir Putin in ogni modo avvierà il meccanismo della crisi in Russia. Putin non ha né sufficiente legittimità, né risorse per eliminare quelle contraddizioni del sistema politico-economico, il cui creatore è stato in sommo grado egli stesso. E non ha sostegno, il che è molto importante. Perciò gli toccherà cercare di ottenere molto denaro e forza. In generale niente di buono, né per lui, né per noi. Kirill Rogov 24.09.2011, "Novaja gazeta", http://www.novayagazeta.ru/data/2011/107/02.html (traduzione e note di Matteo Mazzoni) |
[1] "Tagliatella", in senso figurato "fregatura".
[2] Rilievo grafico dell'originale.
23 settembre 2011
Con l'arrivo dei nuovi padroni di Mosca la furia distruttiva passa dagli edifici storici agli ospizi per i poveri?
| Una burocrazia senza misericordia |
|
|
A Mosca demoliscono l'ospizio delle Sorelle di Madre Teresa
| Della mensa dell'ospizio è rimasto un mucchio di pezzi di cemento rotondi e della lana di vetro gialla. L'edificio fondamentale dell'ospizio delle Sorelle di Madre Teresa finora non è stato toccato – la demolizione della mansarda non è ancora cominciata. "Dio è il loro giudice, Egli li ama comunque. Ma in che modo il nostro edificio li disturbava?", – dice l'anziano senzatetto Evgenij. Altri tre suoi compagni si agitano presso una panchina. La conversazione è già rovente – per i residenti dell'ospizio ora è il tema principale. Nelle voci c'è irritazione, nei gesti nervosismo. "Non hanno il diritto di demolire ciò che non hanno costruito. E tutto è stato costruito a spese della Società" – appoggia la conversazione Anna. Il 12 settembre alle sorelle e ai residenti dell'ospizio in via 3-ja Parkovaja [1] è stata resa nota la decisione della Corte di Arbitrato di Mosca. Il tribunale ha stabilito di distruggere il piano mansardato di un edificio dell'ospizio e di abbatterne completamente un altro. E già il 13 settembre hanno cominciato a demolire a mano – una brigata di operai ha battuto il tetto con i martelli fino a sera. Il 14 settembre è stata la volta degli impianti… Il secondo edificio era stato costruito perché ci potessero vivere le sorelle. Le sorelle erano passate onestamente per tutte le istanze: dal Comitato per i Terreni fino all'Ispettorato per le Costruzioni. Ma evidentemente una mano di un funzionario non sa cosa fa l'altra. E la prefettura del Circondario Amministrativo Orientale, che negli anni '90 permise il progetto e la costruzione, nel 2007 decise di abbattere l'edificio. Negli ultimi anni la discussa costruzione era servita da mensa, dove i senzatetto potevano andare a mangiare. L'addetto stampa della prefettura del Circondario Amministrativo Orientale Andrej Ivanov chiama la demolizione dell'ospizio "un'incresciosa incomprensione": "Gli edifici costruiti senza autorizzazione vengono demoliti in modo pianificato e opportuno. E' la politica cittadina. L'ospizio di Madre Teresa non è un'eccezione. Purtroppo la causa della situazione che si è creata è il fatto che l'organizzazione eresse l'edificio, ma non lo formalizzò nel modo dovuto. Era indispensabile elaborare l'Atto di Utilizzo concesso e mettere in uso la costruzione, cosa che non fu fatta". Le sorelle si lamentano che i funzionari le hanno "confuse" – dell'atto sono venute a sapere solo in tribunale. … Nell'ospizio c'è odore di boršč [1] – preparano il pranzo. Le sorelle in vesti bianco-azzurre lavano il pavimento con il detersivo in polvere, corrono veloci tra la cucina e i corridoi, conversano a bassa voce con gli ospiti fissi. Ora nell'ospizio si trovano in permanenza 43 persone che hanno bisogno di aiuto. Altri 130 senzatetto giungevano ogni giorno alla mensa dell'ospizio. E in tutto ci sono sei sorelle. Due vengono dalla Russia, le altre da Francia, Romania e Bulgaria. Lavorano qui per circa tre anni, poi vanno via e giungono altre a dargli il cambio. Accanto alle sorelle qui lavorano anche dei volontari. Anche i senzatetto aiutano – spazzano il terreno, accudiscono gli invalidi. I senzatetto che giungono all'ospizio vanno accuratamente lavati e vestiti, vanno curate le loro ferite (di fatto va fornito un pronto soccorso) e d'inverno bisogna preoccuparsi delle loro mani e dei loro piedi, che possono essere congelati. I "più gravi" vengono portati negli ospedali. Nell'ospizio si aiutano anche i lavoratori immigrati – si aiutano a rifare i documenti perduti e a tornare in patria. – Ero in carcere. Dal carcere di Astrachan' [3] mi trasferirono in un carcere del territorio di Perm' [4]. E quando mi liberarono, non mi restituirono il passaporto [5]. Dissero che dovevano restituirlo nella città in cui avevo cominciato a stare in carcere. Tornai là. E là mi rimandarono nel luogo della liberazione… – racconta Ivan. Sul suo cellulare si vede una scavatrice arancione che con il cucchiaio sfonda più volte il muro della mensa . – Mi ritrovai alla stazione di Mosca, dove le sorelle mi trovarono. Mi portarono via. Ora mi aiutano a rifare il passaporto. E quanto alla demolizione del nostro edificio, dico che le autorità si fanno dei nemici da sole. Se ora qualcosa disciplina queste persone, senza questo andranno a rubare. E nella costruzione che hanno già demolito ogni sera si svolgevano gli incontri degli alcolisti e dei tossicodipendenti anonimi… Gli abitanti delle case vicino all'ospizio parlano molto di una certa vecchietta che per molti anni scrisse lamentele alla prefettura "per via dei bomži [6]" o - dicono, ce l'ha fatta. Ma con la decisione della prefettura, pare, sono tutti solidali. "Come madre di due bambini piccoli mi è a dir poco spiacevole che nel nostro cortile, dove c'è un parco per i bambini, esista tale istituzione, – dice Ljubov' [7] Brimmer, che vive nel condominio vicino. – Infatti i bomži si trovano continuamente qui. Mentre alcuni stanno in fila per entrare nell'ospizio, altri bevono e dormono direttamente sulle panchine o agli ingressi dei condomini. Questa istituzione è una punizione. Per chi vive qui. Chiaramente è indispensabile, solo in un altro posto". Tuttavia per ora un altro posto per i senzatetto di Mosca non è previsto. I ricoveri statali richiedono ai senzatetto il passaporto con la residenza a Mosca (!), il controllo sanitario e una fluorografia. L'ospizio delle Sorelle della Misericordia è l'unico a Mosca che accolga ospiti "di qualsiasi aspetto" – finiscono qui "per forza". L'unica condizione è la sobrietà: le sorelle la verificano con l'aiuto di un alcol test. …La Società delle Sorelle di Madre Teresa fino all'ultimo ha cercato di salvare la costruzione, si è rivolta alla prefettura proponendo di giungere a una conciliazione e interrompere il procedimento giudiziario. Hanno promesso di formalizzare l'atto richiesto. Tuttavia la prefettura non è giunta a un accordo. E dal momento della fondazione della Società nel 1948 la Russia è diventata il primo paese in cui i funzionari sono andati in giudizio con le sorelle della misericordia. Irina Levkovič, 22.09.2011, "Novaja gazeta", http://www.novayagazeta.ru/data/2011/106/22.html (traduzione e note di Matteo Mazzoni). |
[1] "3.a via del Parco", via della periferia orientale di Mosca.
[2] Tipico minestrone russo-ucraino.
[3] Città della Russia meridionale.
[4] Città ai piedi degli Urali.
[5] In Russia il passaporto è l'unico documento personale, non esistono carte d'identità.
[6] Bomž è un neologismo derivato dalla definizione Bez Opredelënnogo MestoŽitel'stvo (Senza Fissa Dimora). Il corsivo è mio.
[7] Curiosamente il nome significa "amore" e nel linguaggio religioso "carità".

